il filosofo in azienda

Filosofia e organizzazioni - Philosophy and organizations: work in progress

Quale filosofia nelle organizzazioni?

La possibilità di introdurre la filosofia nel mondo delle organizzazioni è un argomento molto dibattuto negli ultimi anni, sul quale esiste però molta confusione che ha prodotto una rosa dei giudizi estremamente diversificati.
L’interesse è dato da molte ragioni, alcune nobili (la filosofia apporterebbe nuova linfa all’agire organizzativo e, al tempo stesso, si rivitalizzerebbe occupandosi di questioni “concrete”), altre senz’altro meno nobili (il mondo delle aziende viene visto come un’opportunità di lavoro e di guadagno da laureati spesso sottoccupati). E ciò non fa che accrescere la confusione già prodotta dal fatto che, parlando di “filosofia”, si intendono spesso cose assai diverse tra loro.

La filosofia è infatti molte cose, sovente di fatto confuse tra loro anche dagli stessi specialisti e ancor più da chi la conosce solo per sentito dire.
I giudizi diversificati scaturiscono invece dal fatto che le organizzazioni vengono quasi sempre identificate semplicemente con le aziende e che nei confronti di queste ultime viene sovente avanzato un pregiudizio ideologico: si tratterebbe solo di “mostri” votati a produrre utili, “immorale” profitto, dimenticando che esse sono allo stesso tempo produttrici di beni d’uso e servizi fondamentali per la nostra esistenza, oltre che essere l’ambiente entro il quale gli uomini e le donne vivono gran parte della loro vita e trovano la loro realizzazione personale. Elementi, cioè, del più generale sistema sociale entro il quale tutti quanti noi viviamo.
Se si tenesse conto di questi ultimi dati e del fatto che (come crede chiunque si sia occupato con passione della materia) la filosofia è, in quanto esercizio del pensiero complesso, un momento fondamentale del nostro vivere nel mondo, capace di favorire una migliore comprensione della realtà e la scoperta di nuovi modi di affrontarla, allora il fatto che essa possa trovare spazio nel mondo delle organizzazioni dovrebbe essere salutato con grande entusiasmo. Specie in un momento di grave crisi generalizzata, come quello che stiamo attraversando in questi anni, che richiede di essere affrontato con nuove idee e slanci di pensiero che i tradizionali e consolidati modi di lavorare in azienda sembrano incapaci di favorire.
La confusione generata da un uso impreciso della parola “filosofia” può essere almeno in parte dissipata richiamando il concetto di “pratica filosofica”, salito alla ribalta negli ultimi anni e che vuol essere il centro del lavoro di ricerca di questo libro.

Pratica filosofica vuole mettere l’accento sul momento processuale della filosofia, lasciando in larga misura da parte i suoi contenuti di “sapere”, spesso quasi impossibili da tradurre nella pratica quotidiana. Non è infatti la “storia” della filosofia, il pensiero dei “grandi” filosofi quello che può interessare alle organizzazioni e che sembra rilevante importare in esse, bensì la pratica del pensiero critico rigoroso, la capacità di astrazione, l’abitudine al confronto libero delle idee. Ciò che, in altre parole, può permettere a chi lavora di “guardare dall’alto” la situazione che sta vivendo, comprendendone la complessità e favorendo l’individuazione tanto del senso globale delle cose, quanto delle possibili e fin lì impensate possibilità di evoluzione e di intervento.
In un processo di questo genere, il “filosofo consulente” - così si tende a chiamare lo specialista della materia capace di calarsi nelle situazioni concrete e particolari dell’esistenza quotidiana - non “sta in cattedra”, non dispensa consigli (che non sono di sua competenza), ma accompagna la riflessione mettendo a disposizione le sue abilità concettuali e dialogiche, in modo da facilitarne l’evoluzione.

Egli svolge in altre parole il ruolo di “consulente del dialogo” e “del discorso”, interagendo secondo le esigenze sia singolarmente con i manager, i dirigenti o i lavoratori, sia collegialmente con i dirigenti, le équipe, i gruppi di lavoro. In ciò seguendo, anche qui secondo le esigenze, la libera metodologia del dialogo “autoguidato” dal problema in gioco (“comunità di ricerca”), oppure metodologie prestabilite (“Dialogo Socratico”, “Philosophy for Community”, ecc.).
I responsi di operatori del settore evidenziano che questo tipo di intervento del filosofo corrisponde a un bisogno diffuso oggi in azienda (vedi anche il capitolo “In azienda” del mio libro Consulente filosofico cercasi, Apogeo, 2007). Così come grande interesse hanno suscitato alcuni degli interventi di cui siamo stati protagonisti (“comunità di ricerca libera”, confronti pubblici a tema con piccoli imprenditori).
Ma cosa ne pensano - o ne potrebbero pensare, se ne fossero a conoscenza - gli imprenditori e i dirigenti d’azienda? È una delle molte domande a cui il libro cercherà di rispondere.

Neri Pollastri

Lascia un Commento

XHTML: Puoi usare i questi tag: <a href="" title="" target=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <code> <em> <i> <strike> <strong>

 

Bad Behavior has blocked 63 access attempts in the last 7 days.